DEMOGRAFIA: I CANDIDATI RISPONDONO

Il report sulla crisi demografica ha ridimensionato il progetto “Quota 50.000“. I candidati sindaco di Biella riconoscono la difficoltà di invertire la tendenza demografica rapidamente. Soluzioni proposte includono attrarre nuovi residenti, promuovere smart working e migliorare i collegamenti. Tuttavia, una visione d’insieme e azioni concrete restano necessarie per affrontare l’emergenza.

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COSA DICONO

Nel tunnel, fermi a 42mila

di Roberto Azzoni

Almeno un merito ce lo vogliamo ascrivere. Con il report che abbiamo pubblicato lunedì sulla la crisi demografica resa ancora più evidente dai numeri e dalle stime di prospettiva di Regione e Istat la dialettica è tornata con i piedi per terra. Nel senso che «Quota 50.000» è uscita dai radar della discussione. L’obiettivo ambizioso, declinato dal candidato di Centro destra Marzio Olivero, probabilmente come un sogno, un’utopia, uno sforzo di ottimismo, non è più evocato in bene o in male da alcuno dei candidati in lizza per il posto che lascerà libero Claudio Corradino.
Le risposte dei cinque candidati alla domanda che trovate qui a fianco sono nelle pagine seguenti. E sono risposte emblematiche di chi non ha ricette certa per assicurare un’inversione di tendenza.
Tutti, però, concordano su un punto: non si può cambiare la direzione di marcia del processo demografico di invecchiamento della popolazione e del territorio con una battuta. Serve tempo, qualcuno si spinge a dire che non basterà nemmeno una legislatura. E come dar loro torto.
Olivero, ma anche Marta Bruschi, la sua principale avversaria nel campo della politica strutturata in partiti, convidono la premessa: per arrestare il declino demografico bisogna attrarre nuovi residenti. Considerazione ovvia, quasi banale: entrambi poi si dicono convinti che l’opportunità dello smart working, favorita dalle autostrade digitali e da una valida copertura internet su tutto il territorio, sia una delle chiavi. Ma mentre Olivero non spiega che tipo di afflusso dovrebbe garantire questa opzione digitale, Bruschi si spinge a sostenere la necessità di battersi per avere collegamenti comodi e veloci. Il solito refrain dei treni e della mobilità negata: problema che nessuno riesce a smuovere per cui di diretti per Torino ce ne sono due coppie e per Milano nessuno.
Bruschi dice che per cambiare rotta servono alleanze larghe con le grandi città e i territori vicini, Olivero che la città e le sue attraenti qualità vanno promosse con un’opera di lungo respiro.
E qui si innestano gli altri candidati. Una visione è quella del civico Andrea Foglio Bonda che, sì, parla di accoglienza come obbligo, ma che individua nella costruzione di una «Città universitaria» la chiave di volta del successo dell’operazione che deve bloccare l’emorragia di abitanti in una città che oltre al «ben vivere» assicurato dalle sue peculiarità deve cimentarsi nella creazione di una città dove sia praticabile il «ben lavorare». Ed è proprio sul lavoro come asset da rimodulare che punta il comunista Daniele Dellamontà le cui parole d’ordine per una «rinascita» di Biella sono «progetti che riescano a generare lavoro» non precario – tanto per alzare le medie statistiche -, ma vero, puntando sulla sanità pubblica come asset fondamentale per tutta la comunità. Ed è l’unico che parla di «corridoi lavorativi per migranti» per alzare il numero dei residenti.
Riccardo Ramella di «Nova Bugella» ha in testa una città dove la burocrazia va semplificata al massimo – e chi non lo vorrebbe -, dove i giovani vanno trattenuti con borse di studio e detassazione della prima occupazione e lo sviluppo dell’università. Ma l’ingrediente fondamentale, secondo Ramella, è «umanizzare Biella» e «ripristinare gli equilibri del buon vivere», attraverso un lavoro di gruppo che coinvolga tutti i cittadini. Anche questa un’utopia, un assunto ideologico che non si comprende dove voglia andare a parare.
Insomma, se tanto ci dà tanto, l’inverno demografico resterà – vinca il migliore – anche per i prossimi cinque anni il vero nemico da battere, anche se proprio l’indagine del «IlSole 24 Ore» presentata domenica a Trento al Festival dell’Economia sulla qualità della vita per bambini, giovani e anziani indica Biella nella fascia medio/alta che dovrebbe tutto sommato farci inorgoglire: 21esimi per anziani, 35esimi per giovani e 42esimi per bambini. Sì, questo vuol dire che i servizi – non tutti – ci sono e le potenzialità anche. Forse quello che manca è una classe dirigente che abbia una visione d’insieme e che non viva di progetti spot giusto per coltivare il proprio orticello e alla giornata. Ma questo un altro discorso.

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