PAGARE MONETA, VEDERE «DROMEDARIO»

Matteo Renzi, capo di Italia Viva, ha inaugurato la campagna elettorale nel Biellese criticando il «caso del pistolero di Rosazza», denunciando un atteggiamento arrogante e sprezzante delle regole democratiche. Ha chiesto al sottosegretario Delmastro di dire la verità in Parlamento e sottoporsi al test del Dna. Infine, ha annunciato un’interrogazione parlamentare sulle irregolarità nella scorta di Delmastro. La risposta di Delmastro è stata una querela e l’invito a rivolgersi alla Procura. Fratelli d’Italia ha risposto con sarcasmo portando in città un dromedario (vero). Renzi critica il dibattito mediatico evasivo e auspica soluzioni competenti per i problemi del paese. La protesta di un cittadino è stata bloccata dalla polizia. Gli orfani del centro politico hanno mostrato un forte interesse. Renzi ha evitato domande sul futuro di Italia Viva in Piemonte. La situazione rimane incerta.

L’INSERTO SFOGLIABILE

L’ARTICOLO COMPLETO

di Roberto Azzoni

«Biella non è la città dei pistoleri, Biella è la città che ha fatto grande il Piemonte e il made in Italy con qualità, bellezza e innovazione».
Peccato che, dopo questa premessa, l’ex premier e segretario del Pd ed oggi senatore e capo di Italia Viva Matteo Renzi abbia scelto sabato mattina di inaugurare la campagna elettorale nel Biellese puntando «solo» il dito sul «caso del pistolero di Rosazza», emblematico – dice lui col pensiero rivolto alla premier Giorgia Meloni e ai Fratelli e sorelle d’Italia – «di quella arrogante concezione proprietaria della politica e di una visione sprezzante delle regole democratiche», in poche parole «di poter fare tutto quel che gli pare, spifferare notizie riservate, fermare a proprio piacimento treni in circolazione, cercare di mandare nel dimenticatoio una vicenda che è invece gravissima dal punto di vista istituzionale».
Da politico che da sempre vede più avanti degli altri, Renzi ha capito che quella del «caso Pozzolo» potrebbe essere la classica buccia di banana sulla quale la premier Meloni e i suoi accoliti possono scivolare in vista delle consultazioni elettorali europee, partendo proprio da uno degli «anelli deboli»: il sottosegretario biellese Andrea Delmastro Delle Vedove, già in «pista» per le rivelazioni sul caso Cospito al compagno di stanza e di partito Donzelli e per le grigliate estive in carcere con le guardie penitenziarie di cui ama circondarsi anche come scorta ministeriale.
Renzi, per farla breve e al netto delle battute e dello stile teatrale che ha usato alla presentazione del suo libro «Palla al centro» alla libreria Giovannacci, ha parlato del «Caso Pozzolo» per chiedere a Delmastro due gesti: 1) di presentarsi in Parlamento a dire la verità e «se non lo farà la scopriremo da soli»; 2) di sottoporsi all’esame del Dna (lui e la sorella Francesca sindaca di Rosazza), «in quanto pubblici ufficiali presenti alla festa da loro organizzata» alla fine della quale è partito il fatale colpo di pistola a Capodanno, «per escludere che sia loro la terza impronta senza nome sulla pistola di Pozzolo». Poi Renzi ha annunciato un’interrogazione parlamentare dettagliata «sull’impiego fuori dalle regole ministeriali nella scorta, di cui Delmastro ha certamente diritto, del capo scorta Morello» con richiesta al ministro della Giustizia Nordio «di chi ha deciso l’atto in violazione dei regolamenti» e «di sospensione dell’impiego della Polizia penitenziaria per le scorte di Delmastro che vanno affidate, come per tutti i protetti, a Polizia o Carabinieri e non agli amici e sodali invitati con tanto di famiglia alla festa di fine anno».
Questa la sostanza della visita voluta con forza da Renzi proprio a Biella, dove ha evitato domande sul futuro e le scelte politiche di Italia Viva in Piemonte, insinuando però dubbi legittimi sulle contrastanti o mancate versioni dei presenti alla festa col «pistolero di Rosazza» che – dice Renzi – ha subito praticato la strada «dei pizzini» invece di spiegare cosa è accaduto. Ma si è ben guardato, Renzi, dal confermare di avere prove o di aver incontrato qualcuno che c’era alla festa, lasciando però aleggiare nell’aria una qualche possibile sorpresa: «Le carte che abbiamo le teniamo per noi».
La risposta di Andrea Delmastro, poco dopo, alla Giornata del Ricordo, è stata «senza se e senza ma»: una querela e la notizia che «resto a disposizione della Procura della Repubblica». Non del Parlamento, dunque. E il suo partito, Fratelli d’Italia, ha invece reagito in premessa con un dromedario (vero) a pochi metri dalla libreria in via Italia e cartelli sbeffeggianti il senatore di Italia Viva vestito da arabo – per la sua redditizia attività di conferenziere in Arabia Saudita ed Emirati – con un rolex d’oro in primo piano, un bidone con la scritta «Renz Oil» e un altro manifesto: «Sei venuto col jet di stato?». Ma anche una richiesta, altrettanto legittima: «Tu che sai la verità, perché non vai in Procura?».
La mettono in caciara, è stata la suggestione di Renzi, perché così evitano di entrare nel merito. «Del resto quest’idea della politica per cui invece di parlare del pistolero di Rosazza si portano in piazza i dromedari va bene per gli influencer come Meloni e il capo M5s Giuseppe Conte, che fanno gli show per andare sui Tg, non per chi crede che serva qualcuno con competenze, idee e passione per affrontare i problemi del Paese».
Come andrà a finire? Si vedrà.
Certo, gli orfani biellesi del centro politico si sono rifatti vedere in quantità esprimendo un bisogno: quasi 150 presenti nel sotterraneo di Giovannacci, quasi un record per un evento politico eguagliato recentemente solo dalla presentazione del libro di Sallusti su «La versione di Giorgia».
E, infine, una piccola nota dolente. L’unico vero protestante, oltre i protagonisti della commedia all’italiana schierati e sorridenti, è stato un tal Daniele Bredariol, artigiano edile di Borriana, che ha «osato» chiedere ad alta voce a Renzi mentre ripartiva in auto cosa avesse fatto lui per Biella in 20 anni e, senza ricevere risposta, ha allungato: «Siete tutti uguali…». Non ha fatto a tempo a scendere verso i giardini Zumaglini che due pantere della Polizia lo hanno bloccato come un presunto delinquente chiedendogli di esibire i documenti. «Ma come – ci ha raccontato -: non si può più nemmeno criticare?».

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