JAMMO JA’ FUNICULÌ FUNICULÀ

Nella cartolina che celebra l’inaugurazione della funicolare di Biella, esempio di alta tecnologia, nel 1885, c’è la fotografia della linea lunga 177 metri che si slancia verso il Piazzo sullo sfondo e, in cielo, appena sopra, un signore in abito e cappello che compie una «volata» con una sorta di ombrello-paracadute a cavallo di un tino pieno di buon vino Lessona. Insomma, una festa. Che si è riproposta anche in questi giorni per la riapertura di un impianto che era ed è simbolo di Biella e che è stato ampiamente utilizzato in questo week end della befana dopo 165 giorni di sospensione obbligata dal mancato superamento del collaudo di luglio 2023.
Un evento onorato anche dal sindaco Claudio Corradino che venerdì scorso è salito in vettura ed ha commentato in diretta video il primo nuovo viaggio, due minuti andata e altrettanti in ritorno: «Sì, sono contento, è davvero più silenziosa». Una risposta social a scoppio ritardato ai due altri video su You Tube dell’archivio Mediaset con le visite di Striscia la Notizia e di capitan Ventura che venne il 14 maggio 2019 a raccontare i cigolii rumorosissimi dell’ascensore con tanto di fonometro e poi il 27 giugno 2020 per verificare lavori mai avvenuti e registrare le promesse da mercante dello stesso Corradino dell’anno precedente.

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Sale al Piazzo in funicolare, poi scende a piedi

Immaginate di trovarvi su una piccola piazza, circondati da antichi edifici. L’aria è fresca e carica di eccitazione mentre aspettate l’arrivo della funicolare che vi condurrà su per la collina.
Finalmente, la funicolare appare con un leggero suono di campana. Le porte si aprono lentamente, rivelando un’atmosfera accogliente all’interno. Insieme a voi, – to’ chi si vede… – c’è il monsù Ramela. Entrate e le porte si richiudono con un leggero «clack». La funicolare inizia a salire e mentre guardate fuori dalla finestra, il paesaggio inizia a trasformarsi.

La città si allontana sempre di più. Il motore ronza silenziosamente – il monsù Ramela lo sa bene perché nei mesi scorsi ha assistito puntigliosamente alla manutenzione e gli operai gli hanno garantito: «ch’a sta gira ël rumur meraco t’lu senti nen, përché i’an ën-sunurizàla» -, e ogni tanto sente il fruscio degli alberi mentre supera i cespugli sulla salita. Il vento gli accarezza il viso portando con sé il profumo fresco della natura.
Man mano che salite in compagnia del monsù Ramela, il panorama si fa sempre più spettacolare. E aggiunge: «A la fin Bièla a l’é ‘l pòst pù bel dël mond».

Le montagne biellesi circostanti emergono imponenti, coperte da una leggera foschia che conferisce loro un’aura misteriosa. Il cielo si tinge di colori caldi del tramonto, trasformando il paesaggio in una tavolozza di tonalità dorate e rosse.
Le luci della città iniziano a brillare nella piana sottostante, creando un’atmosfera magica. E così, raggiungete la cima del Borgo. Le porte si aprono e vi trovate di fronte a un panorama che toglie il fiato. Il Piazzo illuminato si stende ai vostri piedi mentre il cielo notturno è punteggiato da stelle scintillanti. Avete appena vissuto un viaggio in funicolare emozionante, culminato in un momento indimenticabile sulla cima del mondo.
Dopo una breve visita al Piazzo e un caffé in piazza Cisterna è arrivata l’ora di rientrare. Ma questa volta il monsù Ramela è dubbioso e vi convince a tornare a casa a pé, perché «l’ultima vira l’è restà serà drinta për due ure e l’é ‘ndà ‘nt ël lecc sensa scc-né». Insomma, fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.
M.P.

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