VI RACCONTIAMO L’ANNO CHE SARÀ

Cari amici, vi scrivo, così mi distraggo un po’ e siccome siete lontani più forte vi scriverò. C’è una grande novità. L’anno vecchio è finito, ormai, ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera, compreso quando è festa. Si sta senza parlare per intere settimane e quelli che non hanno niente da dire del tempo ne rimane. Ma la televisione ha detto, che il nuovo anno porterà una trasformazione, che tutti quanti stiamo aspettando…

Nella lettera «L’anno che verrà», Lucio Dalla parlava del mondo in quel momento, nella dolorosa fase di passaggio tra due epoche, ma anche di molti momenti che vennero dopo e che viviamo oggi, anche noi incastrati tra deliri anacronistici di guerra, escalation incontrollate di violenza e valori evaporizzati in effimere apparenze.
Raccontava di sogni senza alcuna speranza, a parte quella di far nascere un sorriso per la certezza della loro impossibilità (ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, cantava Lucio), raccontava di quel che ognuno, in fondo, ha nel cuore ad ogni capodanno: poter riderci sopra per continuare a sperare, perché l’anno che è passato in un istante, quello che ha contato è stato poterlo vivere veramente.

Eppure, tra i buoni propositi per il nuovo anno, «di buone intenzioni» è lastricata la strada per l’inferno: c’è la speranza di non assistere a «mai più guerre», c’è la speranza della sempreverde «pace nel mondo» e, infine, «più benessere per tutti». Frasi fatte che, però, non prevedono mai – chissà perché – il «basta liti» e non solo nella politica interna. Certo, la politica, almeno quella di casa nostra, per litigiosità, non ha mai riposato, neppure tra Natale e Capodanno.
E allora, accantonati gli «inutili (?)» buoni propositi, in queste pagine vi proponiamo una panoramica dell’anno che è «passato» e dell’anno «che sarà». Liti annesse e aumenti per le famiglie in testa. Perché l’anno che è iniziato, tra un anno passerà e ci dobbiamo preparare: è questa la novità.
Michele Porta

L’INSERTO 2024 SFOGLIABILE

PROMESSE E SOGNI DOPO UN… BOTTO

Un colpo di pistola a Capodanno. E Biella torna in prima pagina. Complice la pistola del deputato di Fratelli d’Italia di Vercelli Emanuele Pozzolo e il ferimento del genero di un agente della scorta del sottosegretario biellese alla Giustizia, il «fratello d’Italia» Andrea Delmastro Delle Vedove. L’incredibile fatto è avvenuto al veglione di Capodanno ed ha scatenato una forte ondata di indignazione. Un caso politico nazionale nella cornice di Rosazza, borgo storico e comune guidato dalla sindaca Francesca Delmastro Delle Vedove, sorella dell’«avvocato di governo», borgo che fino all’altro giorno era famoso per i natali e i misteri esoterici in capo al fu senatore e filantropo Federico Rosazza Pistolet, ed oggi al centro dei più disparati commenti. Che riportano, come detto, Biella in prima pagina e nelle top news nazionali per i suoi difetti e non per i suoi pregi. Come vorrebbero, invece, i responsabili delle maggiori associazioni di categoria del Biellese fin d’ora intenti a lanciare lo sguardo lungo un ’24 che, anche solo per i fatti inquietanti di Rosazza, non promette per Biella nulla di buono fin dal mattino, anche se una qualche speranza non manca.

Nel ’24 avremo infatti nuovi sindaci («Mai io non sarò uno di loro, anche se ho ricevuto diverse richieste di candidatura», confida sorridendo Alessandro Ciccioni, vicepresidente della Camera di commercio); avremo un nuovo presidente dell’Unione Industriale Biellese («Ma non sarò io: dopo quattro anni di mandato, largo ad altri, magari più giovani», assicura Giovanni Vietti); avremo – forse – il cantiere per far ripartire la Funivia di Oropa, come auspica il presidente della Fondazione dell’impianto e leader di Cna Gionata Pirali, funivia chiusa proprio due anni fa a gennaio; avremo a maggio una Commissione Giovani che affiancherà in un dialogo generazionale costante e continuo i vertici della Fondazione Cassa di Risparmio nelle scelte e nelle strategie, come promette il presidente Crb Michele Colombo; avremo a ottobre una scuola per formare nuovi sarti, come annuncia il presidente di Confartigianato Cristiano Gatti.

Lo scenario è difficile per tutti, in particolare per le micro e piccole imprese del commercio, artigianato, edilizia ed agricoltura meno strutturate nell’affrontare le emergenze del tempo: prima il Covid, poi i conflitti, gli aumenti dei costi energetici e delle materie prime, infine i nodi finanziari conseguenti all’inflazione crescente con l’aumento del costo del denaro.

Pirali (Cna) è convinto «che bisogna lavorare per invertire la tendenza decennale negativa espressa dalla Registro delle imprese. Come? Coinvolgere i giovani, far conoscere il territorio adatto per fare impresa. Noi come Cna ci proviamo con un generale plauso, ma la battaglia è complicata». E il collega di Confartigianato Gatti affronta il medesimo tema partendo dalla Scuola internazionale dei sarti «che apriremo in autunno a Biella, con l’aiuto dell’Accademia dei Sartori, con il primo triennio, in attesa che la sede opzionata dal Comune di fronte all’ex ospedale in via Caraccio venga ristrutturata». Gatti è convinto che la via per rilanciare Biella e l’artigianato «sia quella di valorizzare i tanti mestieri in via di estinzione anche a causa del cambio generazionale: solo così contribuiremo – dice – alla resistenza del Made in Italy che ha fatto la grandezza di Biella e del Paese».

Il commercio pare il segmento sociale e produttivo più sofferente. Se Mario Novaretti, presidente di Ascom, reduce da un incidente domestico, guarda ai saldi al via da questo week end «come occasione per verificare un risveglio» atteso mese su mese, anno su anno «in una Biella sulla quale sarebbe meglio stendere un velo pietoso», il suo parigrado di Confesercenti Angelo Sacco si augura «che il 2024 con la nuova amministrazione comunale acceleri un ragionamento sulla crisi del commercio, perché stiamo rischiando di perdere per strada un comparto intero. Dati positivi di saldo nel numero delle imprese a Biella? Leggiamo, ma a volte uno più uno non fa due e i dati vanno esaminati con attenzione. Certo, serve giocare una partita a 360 gradi in modo organico e continuativo nel tempo perché non c’è soluzione preconfezionata. Il commercio è una priorità».
Le imprese edili sono anch’esse alle prese con situazioni molto complesse. Il presidente Ance Biella Andrea Bonifacio ha messo al centro dei suoi primi commenti sul 2024 i nodi del vituperato superbonus 110%: «Siamo in un ginepraio – ha dichiarato -: i cantieri ancora aperti nel Biellese con le opere a rischio sono una decina tenendo conto delle sole aziende nostre iscritte che coinvolgono direttamente circa 150 famiglie». La sua speranza è che il decreto parlamentare venga emendato con le osservazioni della categoria.
E non meno preoccupati sono gli agricoltori. Il mantra del presidente Coldiretti Biella-Vercelli Roberto Guerrini è in tre parole: costi, prezzi, clima. I costi? «Aumentati in un anno del 15-20%». I prezzi? «I nostri prodotti sono svalutati e sotto prezzo da tempo. Chi può, resiste con magazzini fermi in attesa di tempi migliori». Clima? «Servono azioni decise per evitare il rischio siccità di due anni fa, quando l’agricoltura è finita in ginocchio: ridurre gli sprechi, manutenere la rete irrigua, creare serbatoi di cumulo dell’acqua durante le perturbazioni sempre più rare, siano essi dighe, laghetti o quant’altro. Ne va del salvataggio di un comparto decisivo per l’economia anche del Biellese».

A sostegno della promozione delle imprese scenderà in campo la Camera di commercio «che – spiega il vicepresidente Ciccioni – con lo sblocco delle regole di bilancio dal 2024 avrà a disposizione 500mila euro in più».
Ma il presidente Uib Vietti tenta uno sguardo più largo, oltre le ataviche richieste infrastrutturali di treni, strade, autostrade digitali: «Dopo lo slancio post Covid, che aveva aperto un precipizio, abbiamo chiuso un ciclo con la frenata di fine 2023. Se nel 2024 la situazione geopolitica mostrerà miglioramenti il mondo dell’imprenditoria ne trarrà benefici e così anche la società per ricaduta: più serenità, più lavoro e più ricchezza distribuita». Un desiderio di complessa realizzabilità, ma Vietti aggiunge un altro auspicio: «Questo sarà un anno elettorale e, senza parteggiare per alcuno, sono sicuro che non è con l’astensionismo che si può protestare. Il voto in percentuale più alta sarebbe un bel segnale».
Così come un bel segnale è il coinvolgimento dei giovani da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, progetto lasciato in eredità da Franco Ferraris a Michele Colombo che lo ha sposato con forza. «Al di là dell’attività ordinaria – dice Colombo – credo che la nuova Commissione che nascerà a maggio sarà un modo non formale ma reale di condividere con le nuove generazioni percorsi e progetti di futuro per il territorio. Ne abbiamo bisogno».
Roberto Azzoni

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